
Una delle novità del catalogo Prime e anche una delle serie più attese dell’anno, Hunters è finalmente uscita. Come da titolo, lo spettatore segue la “caccia” di un gruppo un po’ scalcagnato e molto eterogeneo nei confronti dei molti, troppi, nazisti che sono stati invitati a vivere e lavorare negli States al termine della seconda guerra mondiale. La punta di diamante della serie è sicuramente la partecipazione di Al Pacino come capo degli Hunters seguita dal ritorno sugli schermi del “white boy of the month” di ormai diversi anni fa Logan Lerman. Ma basta tutto questo a rendere Hunters una serie degna dell’hype? Vediamo un po’ (e occhio agli spoiler da qui in avanti!).
Lo stile si alterna tra il drammatico e il comico, tra il wannabe Figlio di Saul con i flashback dei sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti al wannabe Bastardi senza gloria con intermezzi di finti programmi televisivi inseriti per far “ragionare” lo spettatore (parliamo della finta pubblicità che invita i nazisti a rifarsi una vita in una tranquilla cittadina rurale americana o del finto gioco a quiz dove vince chi trova le migliori scuse per incolpare gli ebrei). Insomma, un ibrido che non sempre fila liscio ma che talvolta rischia di essere troppo azzardato.
Impossibile da ignorare è anche la questione sollevata dall’Auschwitz Memorial sulla scena della scacchiera umana: quella che ci viene mostrata nella serie è assoluta finzione e, come giustamente hanno fatto notare quelli del Memorial, in un tempo in cui i negazionisti dell’Olocausto crescono come funghi, non è proprio il caso di inventarsi torture nei lager quando di mostruosità ne sono avvenute già a sufficienza per davvero.

La storia si dirama in diverse trame e sottotrame: c’è la caccia degli Hunters che scopriamo nel momento in cui Jonah, il giovane protagonista, vede sua nonna venir freddata in casa e quindi c’è anche la storia di Jonah e della sua “crescita” lungo i 10 episodi. C’è la storia del senatore Biff Simpson, con cui si apre l’intera serie, che altri non è che una delle tante SS e scienziati nazisti portati in salvo dagli Americani. Ci sono le indagini dell’agente dell’FBI Millie Morris, che finiscono ovviamente per intrecciarsi con tutte le trame appena elencate. E, ancora, seguiamo l’americano più nazista dei nazisti, Travis Leich, farsi strada, omicidio dopo omicidio, proprio tra le fila naziste. E bisogna dirlo, è proprio quest’ultimo a rubare la scena.
Purtroppo poi, considerando che si parla di una serie molto pubblicizzata e attesa, ci sono anche diversi errori ed errorini tecnici disseminati lungo tutto il corso dei 10 episodi: mancano alcuni raccordi scena/scena (nell’inquadratura precedente è pieno giorno, l’azione dura pochi secondi, nell’inquadratura successiva siamo invece in piena notte ma si continua l’azione precedente, che non è un’azione che occupa, filmicamente parlando, mezza giornata), alcune parti della trama sanno di forzato e per quanto uno spettatore sia sempre portato a prendere con le pinze quanto vede, accettare che una persona impari a parlare russo nel giro di mezza giornata è decisamente troppo. La “superintelligenza” di Jonah, rimarcata spesso nei primi episodi, si va a perdere completamente a partire dalla metà della stagione fino alla fine, non tornando più, come se gli sceneggiatori se ne fossero dimenticati. Persino il colpo di scena finale, parer mio, avrebbe potuto essere costruito meglio, per quanto alcuni indizi siano disseminati lungo tutta la storia. Ma è proprio il colpo di scena in sé ad essere, come purtroppo diverse cose in questa serie, un po’ troppo tirato per i capelli.

Detto questo, i 10 episodi si divorano molto facilmente, intrattiene e ci sono momenti molto commoventi così come molto divertenti. Poteva essere fatta meglio? Sicuramente sì. Vale la pena guardarla? Assolutamente sì. E visto com’è terminato l’ultimo episodio, non vedo l’ora che si mettano al lavoro per la seconda stagione!

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